Valutazione del rischio da stress termico: strumenti e metodi per una sicurezza efficace sul lavoro
Lo stress termico rappresenta un rischio significativo in molteplici ambienti di lavoro, con potenziali ripercussioni sulla salute e sicurezza dei lavoratori, soprattutto in ambienti industriali dove le condizioni di lavoro possono variare rapidamente.
In particolare, oggi ce ne occupiamo a partire dallo studio “Rischio da stress termico e l’utilizzo consapevole degli indici di esposizione”, così come presentato da Alessandro Merlino, Daniele Meda, Andrea Pelizzoni, Gabriele Quadrio e Diego Rizzardini durante il convegno “dBA2024 – Agenti Fisici nei luoghi di lavoro” del 20 novembre 2024.
L’approccio descritto è ispirato alla norma UNI EN ISO 15265:2005 e mette in evidenza l’importanza di selezionare e utilizzare correttamente gli indici di esposizione.
Premessa: stress termico vs discomfort termico
Nel contesto del D.Lgs.81/2008, che riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro, i concetti di stress termico e discomfort termico sono distinti, ma entrambi si riferiscono agli effetti delle condizioni termiche sull’organismo umano. Ecco le differenze principali:
1. Stress termico
Si verifica quando il corpo umano non è in grado di mantenere una temperatura interna stabile a causa di condizioni ambientali estreme. Può provocare problemi come colpi di calore, esaurimento da calore, congelamenti o ipotermia, a seconda delle condizioni specifiche. Nel D.Lgs. 81/2008, lo stress termico è considerato un rischio per la salute, e sono previsti criteri di valutazione e misure preventive per proteggere i lavoratori.
2. Discomfort termico
Il discomfort termico, d’altra parte, è una condizione in cui la temperatura ambiente non è ideale per il benessere del lavoratore, ma non comporta rischi immediati per la salute. È il caso di quegli ambienti di lavoro un po’ troppo caldi o freddi che causano disagio a molti, ma senza portare a danni fisici gravi. Nel D.Lgs.81/2008, il discomfort termico non è classificato come rischio per la salute in senso stretto, ma può influire su l benessere e sulla produttività dei lavoratori.
Se nei contesti non industriali ci si basa sugli indici di comfort termico (Es. per regolare il termostato in ufficio), in ambito industriale sono spesso necessarie temperature fuori dal comfort ideale, motivo per cui è essenziale valutare il rischio da stress termico. Tuttavia, basarsi esclusivamente sugli indici di stress termico potrebbe condurre a valutazioni incomplete o poco esaustive; per questo motivo, la valutazione di questo rischio deve necessariamente passare attraverso l’uso consapevole degli indici di esposizione.
Tuttavia, il microclima è meno normato di altri agenti fisici come vibrazioni e rumore, per i quali esistono metodi e limiti ben definiti. Il D.Lgs. 81/2008 non prevede infatti valori limiti di esposizione (VLE) o valori di azione (VA) specifici per lo stress termico, il che rende difficile l’identificazione e la quantificazione del rischio e limita la possibilità di sviluppare procedure adeguate di prevenzione e protezione.
Un metodo integrato di valutazione
Lo studio in questione propone una metodologia di valutazione del rischio che integra sia indici di comfort termico – come il Predicted Mean Vote o PMV – sia indici di stress termico, allo scopo di ottenere una valutazione più completa ed efficace.
A tal proposito, la tabella delle classi di rischio della UNI EN ISO 15265 offre un valido quadro di riferimento (Tabella 1 Pag. 10 del doc. integrale a fondo pagina).
Il comfort termico viene suddiviso in intervalli specifici, permettendo di identificare rapidamente le condizioni di disagio: se l’indice PMV rientra nell’intervallo “-0.5, +0.5”, l’esposizione è considerata sotto controllo, in caso contrario vanno attivate strategie e azioni correttive e/o di gestione, che variano al variare dell’intervallo.
L’applicazione sul campo di questo metodo permette di raggiungere due obiettivi:
§ Essere efficaci, restituendo dati capaci di restituire un dettagliato spettro dell’entità del rischio, dove questo è presente;
§ Dotare il datore di lavoro di uno strumento concreto per la gestione del rischio in azienda e non un troppo semplicistico “promosso o bocciato”.
Per maggiori approfondimenti riguardo allo studio in questione, qui sotto trovate il link per scaricare gratuitamente il documento integrale di riferimento, che riporta anche diversi esempi pratici. Buona lettura!
– “Rischio da stress termico e l’utilizzo consapevole degli indici di esposizione”, a cura di Alessandro Merlino, Daniele Meda, Andrea Pelizzoni, Gabriele Quadrio, Diego Rizzardini (CeSNIR), intervento al convegno “dBA2024 – Agenti Fisici nei luoghi di lavoro: stato dell’arte, novità e strumenti di supporto alla valutazione del rischio” (Bologna, novembre 2024).