UNI EN ISO 10218-1/2:2025: L’evoluzione della sicurezza nella robotica industriale
L’automazione industriale vive una trasformazione senza precedenti. I robot non sono più macchine segregate in gabbie metalliche, ma sistemi mobili e intelligenti che condividono lo spazio con l’uomo.
Per seguire questa evoluzione tecnologica, il quadro normativo cambia radicalmente grazie alle nuove norme:
- UNI EN ISO 10218-1:2025, sui requisiti per i robot;
- UNI EN ISO 10218-2:2025, sull’integrazione dei sistemi robotici.
I nuovi testi sostituiscono le versioni del 2011 e 2012. Diventano così i pilastri tecnici per rispettare il nuovo Regolamento Macchine (UE) 2023/1230, che dal 20 gennaio 2027 sostituirà la Direttiva Macchine 2006/42/CE.
Siamo in una fase di transizione, ma applicare subito i nuovi criteri a robot e sistemi produttivi è fondamentale. In questo modo garantisci il rispetto dei requisiti di sicurezza del Regolamento (UE) 2023/1230 e ti adegui allo stato dell’arte.
Ambiti di applicazione e responsabilità normative
Le due norme definiscono i confini tra chi costruisce il robot e chi lo installa nel processo produttivo. Nello specifico:
- La parte 1 si rivolge ai costruttori. Si concentra sul robot come quasi macchina, ossia sul braccio meccanico e sulla sua unità di controllo.
- La parte 2 si rivolge agli integratori e analizza il sistema robotizzato nel suo complesso. La responsabilità include la validazione dell’applicazione finale. Infatti, oltre al robot, l’integratore deve rendere sicuri la pinza di presa, il pezzo manipolato e ogni interazione dinamica con l’ambiente, con altre macchine o quasi macchine.
Le principali novità delle edizioni 2025
Le edizioni 2025 rispondono alle sfide della “Robotica 4.0” con requisiti stringenti in 5 aree critiche:
- Robotica Collaborativa (Cobot): I limiti biomeccanici di pressione e forza non sono più semplici linee guida, ma diventano obbligatori. La norma impone di validare le forze e delle pressioni di contatto. L’integratore deve eseguire test d’impatto reali con strumenti certificati, senza basarsi su stime teoriche. L’obiettivo è documentare che le sollecitazioni sull’operatore, in caso di collisione, rispettino i limiti fisiologici.
- Cybersecurity come requisito di sicurezza: Per la prima volta, la norma considera la protezione contro attacchi informatici o accessi non autorizzati una vera funzione di sicurezza. Un’intrusione digitale non deve mai compromettere l’integrità fisica dell’operatore o i sistemi di arresto della macchina.
- Robotica Mobile e Manipolatori: Arrivano regole specifiche per i robot installati su piattaforme mobili, come gli AGV (Veicoli a guida automatica) e gli AMR (Robot Mobili Autonomi). I nuovi criteri disciplinano la gestione degli spazi di frenata e impediscono il riavvio inatteso in aree senza personale.
- Affidabilità delle Funzioni di Sicurezza (PL): Lo standard conferma il PL d (Performance Level d) in Categoria 3 come livello minimo per quasi tutte le funzioni di monitoraggio. In questo modo assicura un’alta resilienza ai guasti. Il progettista deve sviluppare il sistema in modo che il guasto di un singolo componente non pregiudichi mai la funzione di protezione, bloccando il robot in ogni scenario.
- Ergonomia dell’interfaccia uomo-macchina: I dispositivi di comando e programmazione devono essere intuitivi. Così riducono lo stress cognitivo dell’operatore ed evitano che errori umani o manovre scorrette disattivino i sistemi di sicurezza.
Le implicazioni strategiche per progettisti e aziende utilizzatrici
- Per i progettisti e gli integratori: Adeguarsi agli standard delle norme UNI EN ISO 10218:2025 è un obbligo di progettazione immediato. Solo così si garantisce la conformità delle soluzioni da immettere sul mercato.
- Per le aziende utilizzatrici: I nuovi testi offrono un chiaro parametro di riferimento per gli audit interni. Aiutano a valutare la sicurezza del parco macchine attuale e a guidare i futuri investimenti in automazione.
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