Sicurezza sul lavoro: ecco perché il preposto non può “chiudere gli occhi”
Nel contesto della salute e sicurezza sul lavoro, la la responsabilità del preposto e il suo incarico per la sicurezza sul lavoro rimane di natura autonoma, anche quando opera sotto la direzione di superiori gerarchici. A ribadirlo con fermezza è la sentenza della Corte di Cassazione (n. 10460 del 17 marzo 2025): un ordine impartito dall’alto non solleva mai il preposto dalle proprie responsabilità legali.
Fatti e iter giudiziario: una prassi aziendale scorretta
La vicenda giudiziaria nasce da un grave infortunio accaduto a un operaio apprendista all’interno di uno stabilimento nel milanese. Durante il lavaggio manuale di un macchinario filtro essiccatore – eseguito disattivando i sistemi di sicurezza –, il lavoratore ha subito l’amputazione di un braccio.
Le indagini e le testimonianze raccolte hanno dimostrato che questa procedura pericolosa era una vera e propria prassi consolidata in azienda: l’operazione veniva tollerata e di fatto imposta dal dirigente di reparto, per poi essere trasmessa in modo informale dai capi ai nuovi assunti.
Il Tribunale ha condannato in primo grado sia il dirigente responsabile di reparto, sia i tre preposti (caporeparto, capoturno e vice capoturno). Pur essendo a conoscenza della prassi, i preposti non sono intervenuti per interromperla né hanno segnalato l’irregolarità all’esterno della propria linea gerarchica.
Le motivazioni dei preposti e il rigetto dell’Appello
In sede di Appello, i tre preposti hanno cercato di far valere la propria estraneità ai fatti basandosi su diverse argomentazioni:
- Assenza di potere decisionale: Sostenevano di non avere un potere effettivo per contrastare le direttive del dirigente;
- Consapevolezza diffusa: La prassi era nota a tutti i livelli aziendali, compresi i vertici;
- Inutilità delle segnalazioni: Invocavano il caso di un collega precedentemente trasferito ad altre mansioni dopo aver sollevato rimostranze sulla sicurezza.
La Corte d’Appello ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l’autonomia della posizione di garanzia del preposto impone l’obbligo tassativo di intervenire e di segnalare i rischi anche a figure estranee alla propria linea gerarchica diretta, come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) o il Datore di Lavoro.
La sentenza della Cassazione: la posizione di garanzia è autonoma
La Corte di Cassazione ha confermato definitivamente le condanne, sancendo un principio di diritto fondamentale: il fatto che un preposto agisca sotto la direzione di un superiore gerarchico non lo libera dalla responsabilità penale se ha tollerato o non ha denunciato prassi di lavoro pericolose.
La Suprema Corte ha sottolineato che ciascun garante della sicurezza deve adoperarsi per impedire l’evento lesivo finché rimane in carica. Anche di fronte a pressioni o minacce implicite, è responsabilità del preposto attivarsi per la sicurezza rivolgendosi ai soggetti aziendali preposti alla tutela della salute e sicurezza.
La sentenza conferma che non basta “eseguire gli ordini” o “adeguarsi al clima aziendale”. Chi ricopre un ruolo di garanzia ha il dovere di vigilare, intervenire e, se necessario, denunciare ogni prassi irregolare.
Per consultare le motivazioni della Corte, puoi scaricare gratuitamente il testo integrale della sentenza dal link sottostante. Se la tua azienda necessita di consulenza specializzata su ruoli, responsabilità e sicurezza macchine, contattaci. Buona lettura!