Polveri e rischio esplosione
Il pericolo di esplosione dovuto alla presenza di polveri combustibili viene spesso sottovalutato rispetto a quello dovuto ai liquidi e gas infiammabili, ove il pericolo è reso palese dalla etichettatura stessa dei prodotti e dalle loro maggiormente note proprietà. Grandi quantità di polveri create da prodotti anche di origine comune e domestica (ad esempio farine, latte in polvere, cereali, etc.) possono innescare esplosioni e i danni causati da un’esplosione elettrostatica ad esempio, possono essere addirittura maggiori di un’esplosione di una nube di gas infiammabile.
Le polveri combustibili che possono dare origine ad esplosioni sono presenti in una gran parte delle industrie italiane e in particolare in quella alimentare, del legno e della plastica, ma anche in quella chimica e metallurgica.
È necessario affrontare, quindi, le problematiche della scelta degli impianti e componenti elettrici e meccanici da utilizzare in queste industrie e della classificazione dei luoghi pericolosi per presenza di polveri combustibili all’interno degli ambienti.
MTM può seguire la tua azienda nella identificazione di polveri combustibili, nella zonizzazione dei luoghi di lavoro e nella scelta e adeguamento dei dispositivi elettrici e meccanici installati, assolvendo così agli obblighi imposti dal Titolo XI del Testo Unico D.Lgs. 81/2008 in materia di protezione da atmosfere potenzialmente esplosive.
Le polveri combustibili possono dar luogo a due tipi di pericolo:
in caso di dispersione in atmosfera possono causare delle esplosioni;
in caso di deposito in strati su superfici calde possono dare origine ad incendi.
Il pericolo di esplosione dovuto alla presenza di polveri combustibili si manifesta quando queste, disperse nell’aria, formano delle miscele con l’ossigeno, ovvero delle nubi, che in presenza di una sorgente di accensione di sufficiente energia, sono in grado di formare un’onda di pressione ed un fronte di fiamma con effetti esplosivi.
Il primo parametro da considerare è quindi il campo di esplodibilità della polvere, ovvero la quantità di polvere in volume di aria che può essere innescata; valori superiori o inferiori a questo campo non sono esplosivi per troppo alta concentrazione di polvere (e quindi troppo poco ossigeno) o troppo bassa. Questo valore è un valore fisico dato dal tipo di polvere.
Un altro parametro è la granulometria della polvere ovvero la distribuzione della dimensione delle particelle di polvere. Più è grande la granulometria più è difficile innescare un’esplosione, arrivando a livelli di grandezze superiori a 500 μm, che possono considerarsi in genere non in grado di dare origine a nubi esplosive.
Il pericolo di incendio invece è dovuto, solitamente, al deposito di strati di polvere su apparecchiature elettriche o meccaniche; gli strati causano un peggioramento del raffreddamento con un conseguente aumento della temperatura superficiale. Se questo aumento di temperatura porta ad una temperatura finale maggiore di quella di accensione della polvere in strato, questa si innesca dando origine al solo incendio nel caso in cui questi strati siano incapaci di sollevarsi e quindi di formare anche nubi esplosive.
Il primo passo da effettuare in azienda è quindi quello di capire se esistono polveri combustibili e quali caratteristiche fisiche esse hanno, ovvero granulometria e campo di esplodibilità.
Il passo successivo è quindi quello di effettuare una classificazione in zone, analogamente a quanto avviene per i gas.
Per la classificazione dei luoghi con presenza di polveri combustibili è in vigore una norma Norma CEI EN 60079-10-2 (CEI 31-88), dotata di varie appendici e guide applicative. La procedura descritta nella norma può essere così riassunta per punti:
individuazione e classificazione delle sorgenti di emissione (SE), valutando se queste sono continue, periodiche o solo in caso di rottura;
valutazione delle condizioni di ventilazione, che determinano la possibilità che la nube raggiunga il campo di esplodibilità;
individuazione delle zone pericolose;
determinazione dell’estensione delle zone pericolose.
Per contrastare il problema legato alle polveri combustibili l’azienda poi deve percorrere due strade complementari.
La prima riguarda l’analisi e adeguamento della dotazione impiantistica. Dopo aver infatti effettuato la zonizzazione è necessario verificare quali impianti di tipo elettrico e meccanico ricadono nelle zone identificate. Questi impianti devono essere marcati Atex specificatamente per evitare l’innesco di polveri del tipo censito, per la zona di riferimento.
La seconda è di tipo procedurale e riguarda da una parte il controllo periodico e l’eliminazione degli strati di accumuli di polvere presenti nei reparti, a terra e su macchinari o altre zone poco raggiungibili, e dall’altra la gestione dell’introduzione nelle zone classificate di ulteriori inneschi (ad esempio apparecchiature elettriche per manutenzioni, interventi a caldo di riparazione, etc.).
[A cura di: ing. Riccardo Bozzo per mtm consulting s.r.l.]
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