Il rischio chimico e cancerogeno dell’attività di saldatura
La saldatura di metalli è un’attività lavorativa che si ritrova in numerose aziende italiane, sia all’interno di reparti manutenzione, ove viene eseguita saltuariamente per effettuare delle riparazioni, sia in aziende che svolgono tale attività in modo quotidiano, come parte del proprio processo.
Questo tipo di attività risulta sicuramente tra le più critiche per quello che concerne la salute dei lavoratori addetti.
Il rischio correlato all’attività di saldatura deriva prevalentemente dallo sviluppo dei fumi, originati da una miscela di componenti chimici inorganici ed organici, che si libera durante la fase di riscaldamento di materiale oltre al punto di fusione.
In funzione del tipo di saldatura e del tipo di materiali coinvolti vi sono differenti metodologie di valutazione dei rischi da mettere in pratica, tra cui misurazioni strumentali in sito degli inquinanti aerodispersi e redazione di un Registro degli Esposti, in caso si liberino sostanze classificate come cancerogene.
La problematica è però bene descritta dal Testo Unico e da linee guida nazionali e regionali: MTM Consulting può seguire la tua azienda nel definire quale tipologia di rischio è presente in azienda e quale sia la soluzione corretta e sufficiente nel tutelare i tuoi lavoratori e rispettare la normativa vigente.
Il problema legato alla valutazione dei rischi correlati ai fumi di saldatura è rivestito principalmente dalla poca conoscenza che si ha del processo chimico in atto durante lo svolgimento della saldatura.
Se infatti in merito a composti chimici manipolati noi possiamo documentarci tramite la scheda di sicurezza del fabbricante, ciò non è possibile con l’attività di saldatura, dove il materiale saldato è solitamente inerte o privo di rischi correlati all’esposizione quando manipolato a temperatura ambiente.
Durante invece il suo surriscaldamento e portandolo a temperature oltre la sua temperatura di fusione si rilasciano fumi sicuramente pericolosi.
In sostanza durante una qualsiasi attività di saldatura si rilasciano in atmosfera sicuramente: polveri sottili, ozono e metalli pesanti, la cui specificità dipende dal tipo di materiale saldato.
Tali sostanze liberate presentano tutte, come riportato sul Testo Unico all’Allegato XLIII, i seguenti valori correlati all’esposizione umana:
TLV-TWA, che rappresenta la concentrazione media ponderata nel tempo, per una giornata lavorativa di 8 ore e per 40 ore lavorative settimanali, a cui quasi tutti i lavoratori possono essere esposti ripetutamente, giorno dopo giorno, senza effetti negativi;
TLV-STEL, che rappresenta la concentrazione a cui lavoratori possono essere esposti continuativamente per un breve periodo senza che insorgano irritazioni , alterazioni croniche o irreversibili del tessuto, narcosi di grado sufficiente ad accrescere la probabilità di infortuni, a compromettere la capacità di mettersi in salvo, l’efficienza lavorativa. Uno STEL viene definito come la esposizione media ponderata su un periodo di 15 minuti che non deve mai essere superata nella giornata lavorativa, anche se la media ponderata su 8 ore rientra nei limiti TLV-TWA.
TLV-C, che rappresenta la concentrazione che non deve mai essere superata neppure istantaneamente.
Il punto di partenza è quindi quello di effettuare delle analisi in ambiente, in modo da ottenere dei valori di esposizione da confrontare con i sopra citati limiti imposti.
Risulta però fondamentale individuare, oltre alle polveri sottili e all’ozono, l’inquinante da ricercare sotto forma di metallo pesante maggiormente presente, in funzione del tipo di materiale lavorato.
Questa problematica è comune anche con la realizzazione di un Registro degli Esposti, in funzione del fatto che si liberino o meno sostanze (metalli pesanti) classificate come cancerogene.
Ad esempio nelle saldature eseguite su acciaio, in funzione del tipo di acciaio lavorato e della sua composizione possono liberarsi prevalentemente cromo esavalente, cadmio, berillio o cobalto, tutte sostanze classificate come cancerogene.
È bene inoltre ricordare che i principi di prevenzione cui deve attenersi il Datore di Lavoro nel mettere in atto interventi di miglioramento sono, in ordine di fattibilità e se possibile congiuntamente:
la sostituzione, quando possibile, di una sostanza o preparato con uno a minore tossicità;
minimizzare la formazione dei fumi che si possono originare durante le lavorazioni;
utilizzare opportuni sistemi di estrazione (aspirazione) o di diluizione dell’aria (ventilazione forzata);
utilizzare sempre, in abbinamento ad estrazione/diluizione, impianti di aspirazione localizzata in prossimità del punto di saldatura adeguati a ridurre la dispersione di aerosol nell’ambiente (ideale ‘ciclo chiuso’, ecc.).
Solo come ultima possibilità il Datore di Lavoro deve ricorrere all’uso di DPI come mascherine o autorespiratori. Questa ultima soluzione, spesso preferita dal Datore di Lavoro anche se non giustificata, non elimina inoltre problematiche gestionali, visto la particolarità e pericolosità dei fumi, in merito a utilizzo esclusivo del DPI da parte del lavoratore, gestione e manutenzione di filtri degli stessi DPI, impiego dei corretti filtri per l’inquinante specifico in funzione del tipo di saldatura.
[A cura di: ing. Riccardo Bozzo per mtm consulting s.r.l.]
1. Il report di sostenibilità